
- Docente: Rossano Malgeri
AVVISO
Gli articoli pubblicati nella sezione "Annunci del sito" hanno finalità esclusivamente didattica e possono essere usati come approfondimento degli argomenti trattati nelle lezioni in classe.
Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha rilasciato un’intervista a Orizzonte Scuola TV in vista del convegno nazionale del 13 dicembre dedicato al tema “Autonomia scolastica: fallimento o grande incompiuta?”.
Il sindacalista ha analizzato le criticità del sistema scolastico a partire dall’introduzione dell’autonomia scolastica, denunciando una deriva che ha trasformato le istituzioni educative in enti alla ricerca di iscrizioni anziché di qualità didattica.
L’autonomia scolastica ha creato una competizione tra le scuole italiane che doveva migliorare la qualità dell’insegnamento. Castellana ha dichiarato che “quella che dovrebbe essere un’autonomia che metteva in concorrenza queste scuole per migliorare la qualità dell’insegnamento, per dare un peso maggiore alla didattica, invece, in realtà, è diventato un momento in cui l’autonomia è stata solo quello di catturare clienti”. Gli open day rappresentano per il sindacalista il simbolo di questa deriva. Le scuole promuovono palestre, laboratori e progetti senza mai sottolineare l’importanza dello studio.
Il coordinatore della Gilda ha osservato che “non troverai mai una scuola che dice iscrivetevi qui perché qua si studia”. La crisi demografica e il dimensionamento scolastico hanno accentuato questa tendenza alla ricerca di iscrizioni con strategie che il sindacalista definisce “squallide”.
L’autonomia ha generato un aumento esponenziale della burocrazia scolastica. Castellana ha spiegato che i dirigenti scolastici si riempiono di carte per tutelarsi da possibili ricorsi delle famiglie e da situazioni contenziose. La soppressione del ricorso gerarchico ha prodotto un altro effetto negativo. Il coordinatore ha affermato che “se il dirigente scolastico nega un diritto, l’unica arma che ha il personale della scuola, i docenti o il personale ATA, l’unica arma che hanno è quella di andare dal giudice del lavoro a proprie spese”.
La situazione ha intasato le aule dei tribunali con cause di contenzioso scolastico in materia normativa e contrattuale. Le norme nazionali vengono sovrapposte da interpretazioni locali che aumentano la confusione invece di garantire chiarezza. La libertà di insegnamento, pertanto, subisce interferenze continue da parte di alcuni dirigenti che entrano nella didattica e nella valutazione.
I docenti vivono una condizione di crescente fragilità rispetto alle famiglie e ad alcuni dirigenti. Castellana ha denunciato che “non si può più bocciare, non si può più pensare di mettere un voto basso perché altrimenti poi non si iscrive nessuno più in quella scuola”. La pressione ha prodotto una distorsione del sistema valutativo che privilegia il mantenimento delle iscrizioni rispetto alla reale preparazione degli studenti. Il sindacalista ha proposto di contenere l’autonomia attraverso regole più certe che provengano dall’alto e limitino le scelte discrezionali degli istituti. La deriva è iniziata nei primi anni 2000 con l’introduzione del regime di autonomia.
La qualità della scuola non è migliorata con la riforma. Il sistema ha semplicemente moltiplicato gli adempimenti burocratici senza rafforzare l’aspetto centrale dell’istituzione scolastica: lo studio e la preparazione culturale degli studenti.
Il food cost rappresenta un aspetto fondamentale nella gestione di un ristorante e nei costi di ristorazione perché influisce direttamente sulla redditività del locale. Comprendere cosa sia il food cost e come calcolarlo correttamente permette di ottimizzare la gestione delle risorse e far crescere le proprie entrate. In questo articolo esploreremo cos’è il food cost, come si calcola e quali sono le differenze tra food cost attivo e passivo.
Il food cost è una delle voci principali nella gestione di un ristorante e rappresenta il rapporto tra le spese sostenute per acquistare i prodotti e gli ingredienti necessari alla preparazione dei piatti e il ricavato generato dalla vendita di questi stessi piatti. In altre parole, rappresenta quanto spendiamo per ogni porzione di cibo che serviamo ai nostri clienti.
L’analisi di questo dato è molto importante e viene utilizzata da gestori e proprietari di ristoranti per decidere quali piatti offrire e a quale prezzo, nonché per monitorare i propri margini di guadagno.
Conoscere è saper gestire il food cost è fondamentale per avere il pieno controllo della situazione, conoscendo il costo di ogni piatto sul proprio menù e quanto questo ci fa guadagnare.
Nella determinazione del food cost si possono prendere in considerazione due diverse modalità di calcolo: il food cost attivo e il food cost passivo, chiamati anche rispettivamente food cost preventivo e food cost consuntivo.
La differenza tra i due è principalmente relativa alle tempistiche per il calcolo. Nel primo, il food cost attivo (o preventivo) si ricava il costo da sostenere per la preparazione di un piatto.
La seconda tipologia di food cost è il food cost passivo (o consuntivo) che consente di ottenere un costo generale rispetto ai consumi registrati in un determinato lasso di tempo, solitamente un mese.
Per calcolare il food cost di un piatto dobbiamo innanzitutto stabilire il prezzo al quale intendiamo venderlo, moltiplicarlo per il numero di porzioni che possiamo ricavarne da tutti gli ingredienti investiti e infine dividere questa cifra totale per il numero complessivo di porzione servite. Il risultato ottenuto sarà appunto il food cost percentuale del piatto in questione.
Per calcolare il food cost di un pasto bisogna utilizzare una semplice formula:
FC= Costo delle materie prime del piatto/Prezzo Vendita x 100
Dunque dividiamo il costo totale degli ingredienti utilizzati per preparare un piatto dal prezzo della pietanza finita.
Ad esempio, se un piatto costa 10€ in totale e la materia prima è costata 3€, il food cost sarà del 30%. Si noti che un food cost che si avvicina al 33/35% è ritenuto accettabile per una buona gestione della marginalità in un ristorante.
Supponiamo che il ristorante voglia servire una porzione di pasta all’arrabbiata per una singola persona. Ecco gli ingredienti necessari e i relativi costi.
Totale costo ingredienti:
0,20€ (pasta) + 0,30€ (pomodori) + 0,05€ (aglio) + 0,05€ (peperoncino) + 0,10€ (olio) + 0,05€ (prezzemolo) + 0,02€ (sale) = 0,77€.
Questo è il costo totale degli ingredienti per un piatto di pasta all’arrabbiata.
Prezzo di vendita: Supponiamo di vendere questo piatto di pasta all’arrabbiata a 7,00€.
Calcolo del food cost: La formula per calcolare il food cost è sempre la stessa:
FC= Costo delle materie prime del piatto/Prezzo Vendita x 100
In questo caso:
FC= 0,77/7,00€ x 100 = 11 %
Quindi, il food cost per un piatto di pasta all’arrabbiata in questo esempio è dell’11,00%.
Il food cost, dunque, è un elemento cruciale per la gestione efficiente di un ristorante e ha un impatto diretto sulla sua redditività. Un calcolo accurato del food cost permette non solo di monitorare i costi di produzione dei piatti, ma anche di ottimizzare l’utilizzo delle risorse, mantenere i margini di guadagno e garantire una gestione finanziaria solida.
I benefici derivanti dal controllo del food cost sono molteplici. Innanzitutto, questo calcolo permette di stabilire prezzi di vendita competitivi ma redditizi, bilanciando al meglio qualità e costi. Questo è fondamentale per attirare e fidelizzare i clienti, oltre a garantire la sostenibilità dell’attività. Una gestione efficiente del food cost consente, inoltre, di prevenire sprechi e ottimizzare gli acquisti, migliorando la pianificazione delle scorte e riducendo le perdite legate a una cattiva gestione delle materie prime.
Un altro aspetto importante è la possibilità di adattarsi rapidamente alle variazioni dei prezzi delle materie prime. Monitorare costantemente il food cost permette di reagire in modo tempestivo a queste fluttuazioni, garantendo il mantenimento della qualità senza compromettere i margini di profitto.
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Fonte: https://www.teamsystem.com/magazine/horeca/food-cost-come-calcolare-il-costo-del-cibo/
L’Esame di Maturità 2025 si svolgerà a partire dal 18 giugno, con la prima prova scritta di italiano, seguita il 19 giugno dalla seconda prova, diversificata per indirizzo. Pubblicata sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito l’annuale ordinanza, firmata dal Ministro Giuseppe Valditara, con tutte le info utili per lo svolgimento dell’Esame di Stato.
Tra queste, il voto in condotta diventa determinante: gli studenti con una valutazione inferiore al 6 non saranno ammessi, mentre chi ottiene la sufficienza dovrà presentare un elaborato critico su cittadinanza attiva e solidale. Inoltre, per accedere all’esame sarà obbligatorio completare i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, ex alternanza scuola-lavoro.
Il voto di comportamento inciderà direttamente sui crediti scolastici: solo gli studenti con un 9 o 10 in condotta potranno ottenere il massimo dei punti. L’elaborato richiesto a chi ha 6 sarà assegnato dal Consiglio di classe e dovrà essere discusso durante il colloquio orale, insieme alle tradizionali domande multidisciplinari e alla relazione sui PCTO.
La prima prova, uguale per tutti, prevede tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità. La seconda prova sarà invece specifica per ogni indirizzo: latino al Classico, matematica allo Scientifico, lingua straniera al Linguistico e così via. L’orale, infine, inizierà con l’analisi di materiali selezionati dalla commissione e includerà l’esposizione dei PCTO e competenze di Ed. Civica.
Requisiti per i candidati interni:
Candidati esterni:
L’esame si articola in:
Prima prova scritta (18 giugno 2025):
Seconda prova scritta (19 giugno 2025):
Colloquio:
In Italia, oltre tre milioni di persone soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna), patologie caratterizzate da una diagnosi complessa a causa della loro natura multifattoriale. Sono i dati diffusi dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) in vista del 15 marzo, giornata del fiocchetto lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare.
Secondo la Sinpia, i disturbi come anoressia e bulimia colpiscono tra l’8% e il 10% delle ragazze e tra lo 0,5% e l’1% dei ragazzi. Negli ultimi anni, si è registrato un aumento dei casi in età precoce, con diagnosi già a partire dagli 8-9 anni.
Tra i soggetti affetti da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione:
Secondo i dati diffusi dal Bambin Gesù il 90% dei pazienti sono donne, ma il numero di uomini colpiti è in crescita. Nella fascia di età 12-17 anni, i maschi rappresentano il 20% dei casi.
Negli ultimi anni, l’età di insorgenza dei disturbi alimentari si è abbassata fino agli 8-9 anni. Il fenomeno potrebbe essere legato a:
A causa della loro multifattorialità, i disturbi alimentari necessitano della collaborazione di specialisti provenienti da diverse aree mediche, tra cui:
Sia l’anoressia che la bulimia possono provocare gravi complicanze mediche se non trattate tempestivamente. Tra le patologie psichiatriche, i disturbi alimentari presentano il più alto tasso di mortalità. In particolare, nel caso dell’anoressia, il rischio di morte è 5-10 volte superiore rispetto a persone sane della stessa età e sesso. In Italia, ogni anno, i Dna causano circa 4.000 decessi.
Dal 2020, l’Unità operativa semplice di Anoressia e disturbi alimentari dell’Ospedale Bambino Gesù ha registrato un aumento del 38% nell’attività clinica. I day hospital sono passati da 1.820 a 2.420 nel 2024.
I dati mostrano un incremento significativo dei disturbi alimentari in età pediatrica e adolescenziale, in particolare tra i bambini sotto i 10 anni e nella fascia 11-13 anni. I nuovi accessi sono aumentati da 59 nel 2019 a 89 nel 2024, con una crescita del 50%.
Fonte: orizzontescuola.it
Compie quarantacinque anni la Giornata Mondiale dell’alimentazione che si celebra il 16 ottobre e che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica – così si legge sul sito della Fao che l’ha istituita nel 1979 – su una delle sfide più urgenti del nostro tempo: garantire un accesso equo e sostenibile al cibo per tutti.
Il tema di quest’anno – continua l’Agenzia delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura – invita a riflettere sull’importanza di trasformare i sistemi alimentari globali in modo da renderli più inclusivi, resilienti e sostenibili. Milioni di persone nel mondo soffrono ancora di fame e malnutrizione, mentre i cambiamenti climatici, i conflitti e le disuguaglianze continuano ad aggravare il problema. Le comunità più vulnerabili sono spesso quelle maggiormente colpite, ma ognuno di noi può fare la differenza adottando scelte alimentari più consapevoli e sostenibili.
Oltre a questi grandi temi fondamentali per la sopravvivenza umana nelle aree più povere del pianeta, la Giornata Mondiale dell’alimentazione è l’occasione per sensibilizzare i giovani a un uso più responsabile e consapevole del cibo: per evitare gli sprechi ma anche, e soprattutto, per adottare un’alimentazione che sin dall’infanzia aiuti a coltivare il benessere personale prevenendo molte patologie metaboliche e cardiovascolari, una volta “riservate” alle persone anziane ma che da qualche tempo non risparmiano i ragazzi, spesso proprio a causa di un’alimentazione sbagliata e nociva.
Proprio per questo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, propone di dedicare – nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado – l’attività didattica del 16 ottobre 2024 ai temi della Giornata mondiale dell’alimentazione: la scuola – si legge sul sito del MIM – grazie alla propria presenza nel territorio, alla ricchezza interculturale, al dialogo e all’osservazione quotidiana dei ragazzi, si propone come istituto che prima di ogni altro può sostenere un’efficace educazione alimentare. Attraverso interventi interdisciplinari e percorsi mirati, la scuola può guidare i giovani a riappropriarsi dell’atto alimentare e a esplorarne, in senso emotivo e culturale, la complessità. Il tutto senza dimenticare la necessità dell’attività fisica.
Secondo stime recenti dell’Unicef, l’incidenza dell’obesità e del sovrappeso in età infantile e adolescenziale è diventata una delle principali preoccupazioni all’interno dell’UE e a livello globale. L’Italia è al 4° posto nell’Unione Europea tra i più colpiti, dopo Cipro, Grecia e Spagna, con una percentuale intorno al 36% per le ragazze e al 43% per i ragazzi.
La Scuola, dunque, come ultimo baluardo per respingere i rischi legati a un’alimentazione errata e fuori controllo e dare una nuova consapevolezza alle giovani generazioni, una nuova sensibilità ai temi della sostenibilità, del benessere personale e collettivo, e all’adozione di corretti stili di vita.
Le risorse didattiche a disposizione dei docenti sono moltissime in Rete: segnaliamo, in particolare, Rai Scuola che dedica alla Giornata mondiale dell’alimentazione tutta una serie di video lezioni spendibili nelle classi: dalla dieta mediterranea alle patologie del benessere, dal futuro dell’alimentazione al suo impatto ambientale e tanti altri spunti per una riflessione collettiva con gli studenti.
Per chi volesse approfittarne, ecco il link https://www.raiscuola.rai.it/percorsi/giornatamondialedellalimentazione





